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Facciamo un ghettino
per islamici!
Lorenzo Matteoli 21, luglio, 2004
segue
la risposta a Paolo Branca (Il Sole 24ore)
Lidea di organizzare in un Istituto Magistrale di Milano una classe
per soli studenti islamici ha sollevato in tutta Italia un dibattito vivo
con schieramenti anomali degli opinion leaders.
Lidea del preside milanese seguiva alla raccomandazione della Regione
Campania di permettere il riconoscimento nel calendario scolastico delle
feste islamiche (a dire il vero lasciando liberi i distretti scolastici
di decidere nel merito) che anche aveva sollevato qualche obiezione.
Non credo valga la pena elaborare a lungo sullinammissibilità
dellidea balzana del preside milanese.
Integrare vuol dire comprendere (dal latino comprehendere) abbracciare,
capire, comunicare, ascoltare, accogliere e nessuna di queste cose può
essere rappresentata dallo squallore della separazione fisica di una classe
ghetto di soli studenti musulmani. Indipendentemente dalle
pelose buone intenzioni.
Immaginiamo cosa sarebbe successo se negli anni 50 e 60 si
fossero proposte a Milano e a Torino classi per soli calabresi
o per soli siciliani allo scopo di facilitarne lintegrazione
nel contesto Lombardo o Piemontese.
Ne voglio fare lesempio di una classe di soli studenti Ebrei
al Liceo Carducci di Milano o al Liceo Cavour di Torino nel 1938: ancora
oggi si scriverebbero volumi sullignominia. E non escludo che qualche
preside in orbace del famigerato ventennio non abbia coltivato lidea.
Gli studenti musulmani e i loro compagni italiani sarebbero privati dellinsostituibile
intensità di scambio dialettico, dinformazioni, di sentimenti
che i compagni di scuola da sempre istruiscono. Per una vita
ricordiamo e ricerchiamo i compagni di scuola e non per caso,
ma precisamente per lintenso significato che rimane, incancellabile,
allesser cresciuti insieme, in un luogo in un momento. Una definizione
quasi emblematica di cultura.
Alcuni hanno detto: ...ma sono loro che lo hanno chiesto!
come se questa richiesta fosse fonte di legittimazione e non indicativa
di altri problemi da risolvere altrove, in altro modo da altre competenze.
Altri hanno ricordato lesperienza delle classi per i figli dei pescatori
Tunisini a suo tempo organizzate a Mazara del Vallo: nessuno si è
premurato di andare a vedere cosa era successo di quel tentativo e quali
siano state le ragioni del fallimento totale delliniziativa.
Lidea del preside dellAgnesi è quindi, da bocciare
e censurare severamente senza beneficio dincertezza o dubbio alcuno.
Ridicola lidea che la classe segregata consente una
gradualità dellinserimento, o che protegga
gli studenti musulmani dallaggressione del contesto e viceversa.
Il confronto fa parte del processo dialettico e formativo, evitarlo vuol
dire negare uno strumento didattico essenziale in nome di una finta paternalistica
comprensione. Per non sospettare di peggio.
Resta da capire come mai una parte della sinistra intellettuale
italiana, e milanese in particolare, abbia cincischiato con il dubbio
e non abbia immediatamente condannato in modo esplicito quella che era
invece uninfelice scivolata di modesta levatura critica del preside
dellIstituto Magistrale di Stato Agnesi.
Questa analisi è più dolorosa perché tocca da vicino
il problema attuale di quella sinistra intellettuale incapace
delaborazione critica propria e di derivare da principi inderogabili
linee comportamentali e politiche chiare ed efficaci. Una sinistra che
sembra imbrigliata dalla paura di non essere sufficientemente di
sinistra e che deve quindi assumere posizioni a dir poco retrive
pensando invece che siano qualificanti.
Peggio ancora una sinistra che gioca di rimessa: siccome il ministro Letizia
Moratti ha bloccato con fermezza liniziativa invocando il principio
costituzionale, è obbligatorio schierarsi contro e
quindi cantare linsipido peana della gradualità,
della situazione complessa, della prassi che non si può
semplificare grossolanamente etc. etc.
Questa dinamica è corrente nellItalia di Berlusconi e spesso
si deve andare contro non tanto per ragioni di sostanza, quanto
per ragioni di nominale apparenza.
Essere di sinistra vuole anche dire assumere posizioni chiare
e non ambigue su principi fondamentali senza avere dubbi solo perché
nella specifica istanza un ministro del governo Berlusconi ha la stessa
idea.
Ce sicuramente una linea e un modo di sinistra
nel respingere lidea settaria del ghettino per studenti islamici:
capire, comprendere, imparare, accogliere, parlarsi, abbracciare, ridere
e piangere insieme.
Non si diceva compagni una volta?
Recuperare il coraggio delle proprie idee e il coraggio di esprimerle.
Lorenzo Matteoli
Milano 21 luglio 2004
Ghettino
again
(la
risposta a Paolo Branca del Sole 24h)
Lorenzo Matteoli 25 luglio, 2004
Il Sole-24 Ore del 25 Luglio a pagina 30 per la firma di Paolo Branca
interviene nelle polemiche sulla classe per soli studenti islamici a Milano.
Branca sostiene che il tentativo di fornire alla comunità islamica
un ponte per linserimento graduale aveva
un alto valore civico e non è stato compreso dai media.
Le polemiche, dice:
hanno peccato dastrattezza ribadendo
principi teoricamente sacrosanti senza tenere conto del caso concreto..
Lintegrazione dice Branca può e deve essere proposta
ed è semplicemente assurdo pensare di imporla.
Bisogna dare atto a Branca di avere verbalizzato i termini dellopposizione
in modo relativamente preciso rispetto allindispettito fumo dialettico
finora disponibile.
Una precisione che, comunque, non salva la giornata.
Larticolo di Branca è un onesto tentativo di contrabbandare
buonisticamente, con ragionamenti dapparente saggezza, una sostanziale
ed evidente scivolata culturale, didattica, sociale ed etica.
Ai principi sacrosanti citati da Branca è bene, dico
io, che i casi concreti si adeguino: se passa il capovolgimento
della fondamentale logica etica restiamo nel caos più totale.
Ogni caso concreto, interesse particolare, egoismo sociale
o conflitto dinteressi potrà trovare la giustificazione contingente
per deformare in modo opportuno e specificamente utile un principio
sacrosanto.
La nostra storia è una storia di principi sacrosanti difesi, spesso
con enormi sacrifici, nei casi concreti, e, allo stesso tempo, è
una storia di casi concreti risolti, spesso comodamente, violando principi
sacrosanti.
Si possono fare bilanci: quanta più sofferenza, guai e ingiustizie
sono derivati da una o dallaltra prassi.
Non ci sarà mai accordo e gli esempi a favore delluno o dellaltro
campo saranno infiniti, ma è bene schierarsi: personalmente ritengo
che il meglio della nostra cultura e delle nostre leggi e del nostro diritto,
sia risultato dalla vittoria dei principi sacrosanti e che il peggio sia
la conseguenza della risoluzione opportunistica dei casi concreti alla
faccia dei principi sacrosanti.
Ritengo anche che la fiducia nei principi sacrosanti
sia irrazionale e utopica, ma che sia proprio quel genere dutopia
che ci consente di vivere e di operare.
Bellesempio di rigore consequenziale quello della Little Rock Central
High School (23 settembre 1957) quando, per implementare una decisione
del 1954 della Corte Suprema, il presidente Eisenhower, prima, per sottrarla
al controllo del governatore Orval Faubus, mise sotto il comando Federale
tutto il corpo della Guardia Nazionale del Kansas, poi mobilitò
1000 uomini della 101esima Divisione Aviotrasportata dellEsercito
Americano che difesero passo per passo lingresso di nove studenti
neri (poi divenuti nella storia The Little Rock Nine) nella scuola.
Una marcia storica che aprì le opzioni di una nuova vita a milioni
di blacksamericani.
Il caso concreto di Little Rock risolto declassando
il "principio sacrosanto" avrebbe significato altri decenni
dapartheid per milioni di neri Americani.
Non so se devo insistere nel concettino: i "principi sacrosanti"
che tu invochi sono tali in quanto travolgono i "casi concreti",
per definizione di "principio sacrosanto", caro Paolo
Branca.
Allo stesso modo Il caso concreto di Milano risolto
declassando il "principio sacrosanto" avrebbe comportato
lignoranza per altri indefiniti anni del vero problema (lemarginazione
o lautoemarginazione socioculturale delle comunità islamiche
e delle altre minoranze etniche o religiose).
Non credo che a fronte di questa possibilità 10 studenti islamici
che, nel chiuso del loro protetto ghettino, leggono Dante e Manzoni siano
un bilancio attivo.
Il problema non sarà certo risolto con la decisione del ministro
Moratti, ma la condizione ineludibile per la soluzione di qualunque problema
è lesplicita denuncia.
Lapparente buon senso della frase di Branca che lintegrazione
può e deve essere proposta ed è semplicemente assurdo pensare
di imporla.. ha un suono
sghembo, e un significato pessimo: lintegrazione va rigorosamente
imposta per evitare lemarginazione.
Come chiaramente comprese Eisenhower nel 1957, Martin Luther King, Nelson
Mandela, Gough Whitlam etc.
Se, come dice giustamente Branca, il problema risiede più
nella nostra pochezza che nella loro presunta indisponibilità
si agisca sulla pochezza e non si rinvii lazione con la scusa di
risolvere un caso concreto: una soluzione eticamente molto più
costosa
Lorenzo
Matteoli
Milano 25
luglio, 2004
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