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Iraq
nel 2012
Lorenzo Matteoli
6 Dicembre, 2005
Ho un
problema. Mi diverto a scrivere brevi commenti e sintetici pensierini
per mandarli poi agli amici. Si tratta chiaramente di una forma di narcisismo,
penso forse anche dovuta alletà. Non mi è chiaro,
so comunque che, se non lo faccio, dopo un pò, mi sento a disagio:
ho come limpressione di non avere fatto il compito.
Sono in concorrenza con grandi giornalisti e scrittori di fama, ma lesercizio
è sostanzialmente per la mia personale utilità, perché
scrivendo, penso, imparo e capisco meglio quello che succede nel mondo.
Spero che il mio esercizio sia in qualche modo utile anche ai molti amici
sulla mia mailing list.
Meno di una settimana fa ho scritto una nota sulla situazione Irakena.
La rimozione della sconfitta da parte del presidente degli
Stati Uniti è un tema interessante. La mia sensazione è
che, peggio della sconfitta, sia lincapacità di leggerla
nei fatti. Ho quindi commentato la rimozione psicologica di
Bush e la urgente necessità di superarla per poter procedere e
per poter uscire da questa guerra catastrofica.
Un recupero che richiederà generazioni, se mai ci si riuscirà.
La storia non perdonerà facilmente la vergogna dellAmerica.
La mia generazione è delusa e perfino imbarazzata dallaver
creduto nella immagine dellAmerica terra di uomini liberi
e coraggiosi (il ritornello di Star Spangled Banner inno nazionale
Americano adottato nel 1931 Oer the land of the free and the
home of the brave). Invece lAmerica verrà risentita,
forse per secoli, come un paese di guerrafondai, con le orribili immagini
di Abu Ghraib, Guantanamo, gli interrogatori della CIA: un
paese di prevaricatori e bulli internazionali. Bush sarà marcato
nella storia come un fanatico fondamentalista Cristiano; uno strumento
incapace nelle mani di una banda di criminali, profittatori e incompetenti
strateghi. Il popolo Americano, che lo ha votato per ben due volte alla
presidenza, non si salverà dal devastante giudizio. Unica attenuante
limbroglio e la manipolazione delle informazioni. (Sorry: not my
president).
Quando mi sono riletto il componimento dopo un paio di giorni pensando
di poterlo mandare alla mailing list con pochi emendamenti, mi sono reso
conto che il pezzo era già vecchio.
Trattavo nel pezzo della dichiarazione dei capi Irakeni al Cairo, del
problema dei giacimenti di petrolio nella regione controllata dai Kurdi
(a mio avviso la radice di tutti i problemi), del dibattito seguito allintervento
di John Murtha al Congresso Americano, dellultimissimo prodotto
dellAmministrazione USA la Strategia per la Vittoria in Iraq
e infine, delle squadre della morte Sciite a Baghdad attive sotto gli
occhi dellesercito di occupazione Americano. Comunque lavete
ricevuto il 25 Novembre.
Le cose si muovono troppo rapidamente: il dibattito sullIraq è
cambiato nel giro di 24 ore. Le quotazioni di Bush nei sondaggi di opinione
sono in caduta verticale, i suoi uomini si agitano freneticamente nel
tentativo di limitare il danno politico del quotidiano disastro della
guerra. Molti senatori e rappresentanti al Congresso del partito Repubblicano
sono preoccupati per le loro probabilità di rielezione sempre più
scarse. La sicurezza di Bush si sfalda mentre si rende conto del vuoto
intorno a lui.
Una guerra che venne dichiarata, con limbroglio, per incoronarlo
gloriosamente come War President, sta diventando la sua tomba
politica. Mentre il frastuono delle critiche e degli attacchi sale, Bush
si arrocca sempre di più nella sua illusione fanatico religiosa:
Dio è con me, Dio mi vuole qui!
Imporre la Democrazia Americana ai riottosi Irakeni è
diventata la sua missione dettata direttamente da Dio.
Quello che invece verrà insediato sarà un Regime Islamico
Teocratico di marca Iraniana basato sul terrorismo fondamentalista e sponsorizzato
dallEsercito Americano.
Quando levoluzione quotidiana delle cose è troppo veloce
bisogna cambiare marcia.
Un modo potrebbe essere quello di impostare lanalisi su unaltra
dimensione temporale cercando di anticipare quello che succederà
in Iraq e nellAsia Centrale fra sei anni. Nel 2012 la ritirata dellEsercito
Americano dallIraq sarà completa. La potente armata verrà
insediata in Arabia Saudita e in Kuwait in attesa del ritorno
definitivo in America. Decine di migliaia di veterani dellIraq
saranno perseguitati a vita dagli incubi di quello che hanno fatto e hanno
visto.
La smobilitazione militare comporterà pesanti perdite e la maggior
parte del materiale bellico resterà nelle mani delle milizie Irakene
e dei signori della guerra locali. Si cercheranno, senza successo,
alternative di insediamento temporaneo dellesercito USA con il Kazakhstan,
lUzbekistan, il Tajikistan e perfino con la lontana Mongolia Esterna
(Astana) nel disperato tentativo di mantenere una minima presenza Americana
nel centro della regione petrolifera più importante del Pianeta.
In Iraq un governo di matrice Sciita Iraniana controllerà lintera
regione sotto quella che verrà chiamata la Pax Iraniana:
un rigido dominio fondamentalista Islamico. Gli oppositori spariranno,
denunciati sotto tortura dai loro stessi famigliari e traditi dai cacciatori
di taglie professionisti. Il dissenso dei Sunniti verrà gestito
con lo stile Argentino e il modus operandi del Medio Oriente morire
decapitati o adeguarsi. In quellordine.
I Kurdi avranno il loro Stato indipendente e autonomo, forse con il supporto
dellesercito Americano di stanza in Kurdistan: lultima
cittadella.
Gli Ayatollah di Teheran amplieranno e consolideranno la loro influenza
su Afghanistan, Siria e Giordania. Il nuovo Impero Teocratico controllerà
poi rapidamente tutta la regione: Arabia Saudita, Kuwait, Yemen, Emirati,
Abu Dhabi, Dubai e Bahrain. Larsenale nucleare Koreano/Iraniano,
ormai realizzato, fornirà lombrello difensivo a tutta larea
sub-continentale.
La stampa Americana inneggerà al ritorno degli eroi dellIraq
e illustrerà la splendida vittoria sulleversione e su terroristi
ottenuta dallEsercito Americano con gli alleati di Teheran.
Il petrolio verrà scambiato in Rials Iraniani (attualmente al cambio
di 0,0000939848 Euro, ma che sarà certamente diverso nel 2012).
La Cina disinvestirà tutti i suoi capitali dagli Stati Uniti per
re-investire in Europa. La speculazione più disinvolta comprerà
le azioni della azienda di Stato Iraniana per la coltivazione dei papaveri:
volume daffari decuplicato rispetto agli attuali livelli di produzione.
La Banca Federale Americana dovrà vendere ai Cinesi per un dollaro
New York, Boston, Chicago e San Francisco per coprire parte del debito.
Lascio a voi la definizione dei dettagli della transazione.
Teniamo docchio le grandi linee della storia e lasciamo
perdere i piccoli battibecchi dei tristi e incompetenti sognatori della
banda di Bush.
Mai il mio motto utopico:
sono i sognatori che cambiano il mondo ha mai avuto un
suono così sinistro.
Lorenzo Matteoli
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Iraq
in 2012
Lorenzo Matteoli
December 6th, 2005
I have a problem.
I like to write short notes about my thoughts and to send them to friends.
Its a form of narcissism, I suppose perhaps related to age.
I dont know the real reason I do it, but I feel bad if I dont.
I compete with great journalists and writers, but the exercise is mainly
for my own satisfaction because, in the writing process, I learn, think
and am often better able to understand what is going on. I have the sincere
hope that the exercise, more often than not, is also useful to the many
friends on my mailing list
A week ago I wrote a note on the Iraqi situation. The denial of the defeat
by the US president is an interesting topic. I believe that the inability
to recognise the defeat is worse that the defeat itself. So, I briefly
commented on the denial and the urgent need for Bush to acknowledge
and concede defeat, in order to move on and to try to recover
from this disastrous war, from which it will take generations to recover,
if at all.
History will not easily forgive Americas shame.
My generation is totally disillusioned and embarrassed by our view of
America as the land of the brave and the free. Instead, it will be perceived,
perhaps for centuries, as a land of warmongers, with the horrible memories
of Abu Ghraib, Guantanamo, and CIA inquisitors giving them the deserved
reputation of world bullies. Bush will go down in history as a Christian
fanatic fundamentalist; a tool in the hands of a gang of criminal, incompetent
profiteers and delusional strategists. The American People who twice voted
him into office will, justifiably, be harshly judged.
I had the short essay edited by Wendy because I want my writing to be
in good English and after two days the paper was ready to
be sent to friends. However, I re-read it and noticed, with some dismay,
that the paper was already old stuff.
I dealt in my notes with the Iraqi leaders statements in Cairo,
with the Kurdish oil problem - (in my opinion, the root of all the wars
in the region) - with John Murthas debate in Congress and with the
Victory in Iraq booklet, and the Shiite death squads in Baghdad,
operating under the eyes of the US Army.
Things move too fast: The debate on Iraq has radically changed in a matter
of 24 hours. Bushs approval rating is plummeting, his advisors desperately
trying to limit the political damage of this disastrous war. Many Republican
senators and Congressmen are concerned about their re-election chances.
Bushs confidence is crumbling as he becomes aware of the void around
him. A war, that was deceitfully waged to consolidate the power of the
war president, turns out to be his downfall.
The more criticisms that are levelled at him, the more he reverts to his
fanatical religious delusions God is with me, God wants me
here.
Imposing American democracy onto an unwilling Iraqi people
has become his God-given mission. What will happen, instead, will be an
Iranian Islamic Theocratic Regime supported by fundamentalist terror,
sponsored by the US Army.
When the daily changes become out of control, there needs to be a gear
shift. So, let me propose another time frame and try
to anticipate what will occur in Iraq and in Central Asia six years from
now.
The withdrawal of the US Army from Iraq will be complete by 2012. The
powerful Army will have been deployed to Saudi Arabia and Kuwait, waiting
to return to the US. Tens of thousands of Iraqi war veterans
will remain haunted by the nightmares of what they have done and seen.
The military drawdown will incur huge American losses and
most of the equipment may end up in the hands of the various militias
and Islamic warlords.
Options will be unsuccessfully negotiated for alternative deployment regions
with Kazakhstan, Uzbekistan, Tajikistan and maybe as far as Outer Mongolia,
in a desperate bid to keep US presence in the last oil hub
of the Planet.
In Iraq, a Shiite/Iranian Government will be in charge and the whole Region
will be subject to what will be called Pax Iraniana: a rigid
Islamic fundamentalist rule. Dissenters will disappear, denounced by tortured
family members and betrayed by professional bounty-hunters.
Sunni dissent will have been silenced in Argentinean style and Middle
Eastern modus operandi die beheaded or agree. In that order.
The Kurds will have their independent and autonomous State, possibly with
strong support of the US Army deployed to Kurdistan: the last
citadel.
Iranian Ayatollahs will extend/consolidate their influence to Afghanistan,
Syria and Jordan .
The new theocratic Empire will control the Region with possible extensions
of influence to Saudi Arabia, Kuwait, Yemen, the Emirates, Abu Dhabi,
Dubai and Bahrain.
The accomplished Korean/Iranian nuclear power will supply the proper defensive
umbrella to the Region.
American media will praise the return of the Iraqi heroes
and depict the splendid victory achieved by the US Army and their Iranian
allies over the insurgents and evildoers.
Oil will be traded in Iran Rials (one Rial equal 0.0000939848 Euro today
but the exchange rate will be different by 2012).
China will have divested all its money from the US and invested it in
Europe.
The US Federal Bank will probably have to sell New York, Boston, Chicago
and San Francisco for 1.00 Dollar to the Bank of China to cover part of
the debt.
You work out the details of the transaction.
Lets look at the wider picture and forget about the petty squabbles
of Bush and his gang of delusional neocon dreamers.
Never has my motto sounded more ominous to me.
it is the dreamers who change the World
Lorenzo
Matteoli
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