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Dizionario dello stadio.

Sintesi del dizionario dello stadio.

La cultura di Torino

 

Lettera a Boniperti

TITOLO: Lo Stile Juventus

WRITTEN BY: Lorenzo Matteoli

DATE: Giugno 2006

 

Lo “stile Juventus” e Torino

Ho seguito da una certa distanza lo scandalo del Calcio italiano. Un fenomeno interessante sotto molti aspetti. Anche il modo di seguirlo della stampa e della gente è interessante: significativamente diverso dal modo con il quale gli Italiani hanno seguito a suo tempo “mani pulite”.
Perchè mentre la “politica” e i ”politici” sono da sempre stati oggetto di sospetto e avversione, il “Calcio” e i “Calciatori” sono da sempre stati oggetto di affetto e passione. Da qui le molte differenze: la lettura della stampa nazionale e de La Stampa del Regno Sabaudo è suggestiva e fornisce molti esempi: i toni, i tempi, le parole, le cose non dette…
Rispetto agli assessori socialisti al tempo di "mani pulite", quasi tutti oneste e decenti persone, questi veri cialtroni dei "piedi sporchi", sono trattati con i guanti e con indebita cautela dalle coraggiose penne della stampa di servizio.

Che il “centro” motore dello scandalo sia stato Torino, la Juventus, i suoi calciatori e i suoi dirigenti mi sembra sia anche un  argomento sul quale riflettere. Viene in mente una battuta frequente sulla bocca dei Siciliani cólti: prima di Garibaldi e dei Mille la Sicilia non conosceva la Mafia.

Torino: la città che si è sempre vantata di una “differenza” morale rispetto al resto del Regno. La Juventus: la squadra alla quale era addirittura attribuito uno “Stile Juventus” una “classe” superiore a quelle della altre “calcisterie” nazionali…gentaglia! Mentre la “Vecchia Signora”… insegnava il “tocco di classe”. Un riflesso sicuro della immagine del leggendario “Prinsi”, sempre rimpianto e amato Monarca dell’automobile e del calcio Torinese.

E’ vero che Moggi non è Torinese, ma importato dalla cloaca Romana. Un fatto che non diminuisce la marca “torinese” del pasticciaccio, nato, maturato e cresciuto nelle sacre stanze della palazzina in Crimea.

Torino, con la sua borghesia di impresa, è da sempre un terreno fertile per connivenze e complicità di caratura discutibile: la Fiat ha istituito, oramai da un secolo quasi, modelli di comportamento intrisi di una “mutualità” ai limiti (spesso anche oltre) del legittimo, e certamente molto oltre la categoria della decenza etica. Chiunque abbia dovuto fornire la Fiat, dai tempi di Valletta e prima, ha conosciuto l’ambigua suggestione con la quale l’ufficio acquisti di Corso Marconi orientava le scelte e faceva conoscere le sue preferenze. Obbedire alla suggestione o trovarsi esclusi dall’orticello era un paradigma corrente. Ma nessuno diceva esplicitamente nulla. Si faceva capire, si alludeva con garbo. Se si capiva…bene, se non si capiva… peggio. Sempre con classe, con eleganza…con lo stile Fiat. Con lo stile Juventus.
Moggi ha poi dato la “botta” trasteverina e trasformato l’elegante minuetto Sabaudo in una pesante ciaccona romanesca: a Torino questo è il suo vero torto. Difficile da perdonare sotto gli eleganti portici di Piazza San Carlo, e nel mormorio delle anticamere sofficemente moquettate dei CdA “per bene”.
Un gioco può essere utile, nell’analisi del percorso storico dello scandalo e dello “stile Moggi”: chi sapeva, chi non sapeva, chi non poteva sapere, chi non poteva non sapere.
Con questo schemino in mente percorrere qualche nome: il Prinsi? il Dottore? Boniperti? Bettega? Montezemolo? Romiti? Carraro? …

Tutti molto potenti, tutti “very well connected”, tutti vicini alle cose importanti,”people on the right side of the tracks”.
Non sapere a quei livelli equivale a non esserci.
Sapere e protegggersi con il non poter sapere un’arte.
Uno Stile.
Lo Stile Juventus 2006.

Lorenzo Matteoli
12 Giugno 2006

P.S. Per Moggi, il silenzio, d'ora in poi, sarà certamente d'oro.